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SONATINE CLASSICS

SONATINE

Il blog dedicato al cinema giapponese contemporaneo e classico

KIKI – CONSEGNE A DOMICILIO (Majo no takkyūbin, MIYAZAKI Hayao, 1989)

SPECIALE MIYAZAKI HAYAO

di Jacopo Barbero

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Nella vasta produzione dello Studio Ghibli, un ruolo di primo piano è occupato dal genere del romanzo di formazione, spesso descritto anche con l’espressione inglese coming-of-age story. Molta dell’opera di Miyazaki Hayao, pur nella sua eterogeneità, può rientrare in questo genere, declinato a seconda dei film in chiave più fantastica o realistica. Non fa eccezione Kiki – Consegne a domicilio (1989), storia di formazione che costituisce una sorta di contraltare adolescenziale rispetto al coming-of-age infantile de Il mio vicino Totoro (1988). 

La giovane strega Kiki, raggiunta la “maggiore età” di tredici anni, come da tradizione spicca il volo con la sua scopa in compagnia dell’amico gatto Jiji, lasciandosi alle spalle la famiglia e la propria casa in campagna, in cerca di un senso per la propria vita. Giunta in una grande città costiera, fa amicizia con la gentile fornaia Osono che, in cambio del suo aiuto in negozio, le offre una stanza e la spinge ad organizzare un servizio di consegne espresse a domicilio con la scopa volante. A poco a poco, la giovane strega si integra nel tessuto sociale cittadino e fa amicizia con Tombo, un ragazzo euforico con la passione per il volo. 

In Kiki, come nel precedente Totoro, Miyazaki rifiuta i modelli drammaturgici tradizionali, rinunciando a conflitti espliciti e personaggi antagonisti, e cesella una storia di formazione ambientata in un mondo idilliaco in cui la protagonista deve anzitutto confrontarsi con se stessa e i propri dubbi. In questo senso, il parente più stretto di Kiki nella produzione Ghibli potrebbe essere il bellissimo I sospiri del mio cuore (1995), diretto dal compianto Kondō Yoshifumi e sceneggiato da Miyazaki. Più ancora che in Totoro, poi, in Kiki Miyazaki opta per una forma di realismo magico, in cui gli elementi fantastici sono limitati e il contesto della narrazione è piuttosto plausibile: gli unici elementi significativamente inverosimili del film, in fondo, sono il gatto parlante Jiji e la capacità della strega protagonista di volare sulla scopa.

Miyazaki, che adatta per l’occasione un romanzo di Kadono Eiko, apre il film con lo struggente addio della protagonista all’ambiente rurale e famigliare (che, non a caso, era stato il contesto dell’infanzia delle protagoniste in Totoro). Il regista già in questo frangente si conferma uno straordinario narratore per immagini: basti pensare alla sequenza in cui Okino, padre di Kiki, cerca di sollevare la figlia da terra in un abbraccio, ma vi riesce a fatica, siccome costei ha ormai un corpo più da adulta che da bambina. Un semplice gesto come questo riassume tutta la drammaticità della crescita e del tempo che passa, alludendo all’imminente distacco famigliare che è l’inevitabile passo con cui la giovane strega si affaccia alla vita adulta. Straordinario è anche il rapporto che Miyazaki tratteggia tra Kiki e il gatto Jiji. Quest’ultimo appare come un personaggio già maturo, spesso scettico nei confronti del costante meravigliarsi di Kiki per la bellezza che la circonda. Eppure, anch’egli finisce per affrontare un nuovo percorso di maturazione e cambiamento quando si innamora della bella gatta vicina di casa, quasi Miyazaki volesse sottolineare la costante incompletezza dell’imprevedibile percorso di crescita di un essere vivente, sia esso umano o meno. Il rapporto tra Kiki e Jiji, basato su un profondo affetto, ma anche su una forma di supervisione reciproca, è tra le più tenere creazioni del cinema di Miyazaki. 

L’idea più folgorante del regista in Kiki, poi, è di fare della protagonista una strega parte della working class. Giunta nella città costiera – che Miyazaki disegna come un pastiche di lingue e culture architettoniche europee, benché le maggiori influenze provengano da Stoccolma e altre città svedesi – Kiki non desidera altro che lavorare e raggiungere una propria indipendenza, anche economica. Non solo la giovane strega stipula un accordo con la fornaia Osono e promette di impegnarsi nel lavoro, ma sviluppa rapidamente anche una vera e propria etica professionale. Ciò emerge chiaramente nella sequenza in cui Kiki si reca dall’anziana signora che vuole farle consegnare uno sformato di aringhe alla nipote. Giunta a casa della donna, Kiki scopre che il piatto non è pronto e la signora le offre comunque del denaro per il disturbo. Kiki, tuttavia, rifiuta di essere pagata senza aver portato a termine la propria consegna: si mette al lavoro e aiuta la donna a completare la preparazione del piatto, dopo di che accetta il pagamento e porta a termine la consegna. L’etica lavorativa di Kiki non è certo un’eccezione nel cinema di Miyazaki: i personaggi dell’animatore giapponese, infatti, sono spesso lavoratori estremamente devoti al proprio dovere professionale: si pensi all’impegno di Chihiro per il buon funzionamento del centro termale ne La città incantata (2001) o alla passione fremente per il proprio mestiere dell’aviatore Horikoshi Jirō in Si alza il vento (2013). In Kiki, il processo di maturazione della protagonista vede al centro l’amore di quest’ultima per il proprio lavoro e la sua profonda dedizione affinché esso sia svolto al meglio e nel pieno rispetto del rapporto di fiducia che ella instaura con i propri clienti. È interessante notare, in questo senso, come il volo rappresenti una passione per Tombo, ma un vero e proprio strumento di lavoro – e di crescita personale – per Kiki. In effetti, quando la ragazza affronta un difficile periodo di depressione perde la propria capacità di volare, venendo privata non solo di una propria facoltà innata, ma anche di un mezzo fondamentale al fine del proprio percorso di maturazione e affrancamento dalla famiglia. Non dissimilmente da quanto messo in scena da Wim Wenders in Perfect Days (2023), il lavoro nel cinema di Miyazaki può divenire uno strumento di felicità e libertà, specie quando affrontato con impegno, passione ed etica. Non a caso, il film si chiude con una lettera inviata da Kiki alla famiglia, in cui la giovane racconta le proprie ultime avventure: “Il mio lavoro è ben avviato e sto prendendo fiducia in me stessa. È stata dura a volte, con alti e bassi, ma amo questa città.”


Titolo originale: 魔女の宅急便 (Majo no takkyūbin); regia: Miyazaki Hayao; sceneggiatura: Miyazaki Hayao (dal romanzo di Kadono Eiko); fotografia: Sugimura Shigeo; montaggio: Seyama Takeshi; musica: Joe Hisaishi; voci: Takayama Minami (Kiki e Ursula), Sakuma Rei (Jiji), Toda Keiko (Osono), Yamaguchi Kappei (Tombo), Yamadera Kōichi (Fukuo, marito di Osono), Nobusawa Mieko (Kokiri, madre di Kiki), Miura Kōichi (Okino, padre di Kiki), Kato Haruko (Madame), Seki Hiroko (Barsa); produzione: Studio Ghibli; durata: 102’; anno di produzione: 1989; uscita in Giappone: 29 luglio 1989. 

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