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La sezione SONATINE CLASSICS è dedicata ai grandi maestri del cinema giapponese: KINUGASA Teinosuke, MIZOGUCHI Kenji, OZU Yasujirō, KUROSAWA Akira, ICHIKAWA Kon, NARUSE Mikio, YAMANAKA Sadao, IMAMURA Shōhei, KINOSHITA Keisuke.

SONATINE è un punto di riferimento per tutti gli appassionati di cinema giapponese, classico e contemporaneo.
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SONATINE

Il blog dedicato al cinema giapponese contemporaneo e classico.

TIGER (id., Anshul CHAUHAN, 2025)

Far East Film Festival 2026

 

di Claudia Bertolé

 

 

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Interessante ricerca di equilibrio in una storia che si dipana tra la comunità omosessuale giapponese e una famiglia dalle dinamiche tradizionali, con un protagonista convincente e appassionato che attraversa di continuo confini alla ricerca di un proprio luogo di appartenenza.

Taiga è un trentenne che vive a Tokyo, lavora per un’agenzia che fornisce massaggiatori per soli uomini e a un certo punto tenta anche la carriera di attore porno – proprio in quel contesto gli verrà attribuito il nome d’arte Tiger. Improvvisamente però riceve una chiamata dalla famiglia perché il padre ha gravi problemi di salute.

Quarto film per il regista indiano residente in Giappone, dopo Bad Poetry Tokyo (2018) nel quale era già presente l’attore Kawaguchi Takashi che qui interpreta Tiger, Kontora (2019) e il più recente December (2022). Chauhan, che fonda parte delle vicende di Tiger su storie vere raccolte durante gli anni nell’ambito della comunità LGBTQ+, rende il protagonista un essere in bilico tra due mondi: da un lato l’universo gay di Tokyo, dall’altra il nucleo familiare e con esso i riferimenti del passato, che siano presenti, come l’amico sposato con il quale aveva avuto una relazione e condiviso sogni; o perduti, come la madre defunta, che riappare quasi come una figura onirica nei filmini con Taiga bambino. Un segmento importante del film è ambientato nella città di origine di Taiga, in quella famiglia che non è sostegno, quanto piuttosto una realtà con la quale fare i conti: il padre, che si ritiene in fin di vita, è dell’idea di lasciargli in eredità la casa ma solo a condizione che Taiga si sposi e abbia dei figli, la sorella, per nulla d’accordo con la decisione del genitore, non esita a minacciare il fratello di svelare la sua omosessualità. I rapporti con i familiari sono quindi conflittuali e nel frattempo anche la carriera che Taiga tenta di intraprendere nel cinema porno non procede come vorrebbe. I momenti con Kaede, la nipote, sono gli unici in cui il ragazzo si sente libero, e in più di una occasione manifesta un crescente desiderio di paternità, «so che sarei un buon padre», addirittura partecipa ad incontri mirati a trovare una compagna per un matrimonio fittizio. A quest’ultimo riguardo il film getta lo sguardo su una realtà molto giapponese: agenzie che organizzano “matrimoni di amicizia” tra donne e uomini omosessuali. Un modo per creare una apparenza che preservi, almeno esteriormente, lo schema sociale di regole formali: in altri film si faceva riferimento a situazioni simili, che fosse il noleggio di un parente per una riunione familiare o la messinscena di un matrimonio, penso al recente Rental Family – Nelle vite degli altri di Hikari (Rentaru kazoku, 2025) o ai precedenti Family Romance, LLC di Werner Herzog (2019) o Noriko’s Dinner Table di Sono Sion (Noriko no shokutaku, 2005).

Purtroppo, le dinamiche che regolano i due ‘universi’ nei quali il ragazzo si muove non sembrano consentirgli di poter provare un autentico senso di appartenenza, anzi, in entrambi deve confrontarsi con violenza e meschinità. Kawaguchi Takashi nella parte di Tiger è un personaggio complesso, coraggioso, ma al tempo stesso sfuggente. Il film si è aggiudicato l’Hylife Vision Award all’ultima edizione del Busan International Film Festival.

 

Titolo originale: Tiger; scritto e diretto da: Anshul Chauhan; fotografia: Vinod Vijayasankaran; montaggio: Anshul Chauhan; musica e suono: Tyler Mcbeth e Mora Moth interpreti: Kawaguchi Takashi (Katagiri Taiga / Tiger), Nonami Maho (Minami), Shirahama Kenzō (Katagiri Shigeru), Endō Yūya (Kōji); produzione: Mina Moteki e Michael Carrier; prima uscita in Giappone: 22 settembre 2025; durata: 126’.

 

English review (translated)

An interesting search for balance in a story that moves between the Japanese homosexual community and a family shaped by traditional dynamics. A convincing and passionate protagonist who constantly crosses boundaries in search of a place where he truly belongs.

Taiga is a man in his thirties living in Tokyo. He works for an agency that provides male masseurs exclusively for men, and at one point he also attempts a career as a porn actor — it is in that context that he is given the stage name Tiger. Suddenly, however, he receives a call from his family informing him that his father is seriously ill.

This is the fourth film by the Indian director based in Japan, following Bad Poetry Tokyo (2018), which already featured actor Kawaguchi Takashi, who here plays Tiger, Kontora (2019), and the more recent December (2022). Drawing partly on true stories collected over the years within the LGBTQ+ community, Chauhan portrays the protagonist as someone suspended between two worlds: on one side, Tokyo’s gay scene; on the other, his family and the ties to the past that come with it, whether still present, like the married friend with whom he once shared both a relationship and dreams, or lost, like his deceased mother, who reappears almost as a dreamlike figure in home videos featuring Taiga as a child. A significant portion of the film takes place in Taiga’s hometown, within a family that offers not support but is rather a reality he is forced to confront. His father, convinced he is close to death, intends to leave Taiga the family house, but only on the condition that he marry and have children. His sister, strongly opposed to their father’s decision, does not hesitate to threaten her brother exposing his homosexuality. Family relationships are therefore deeply conflictual, while at the same time the career Taiga is trying to pursue in the porn industry fails to progress as he had hoped. The moments spent with his niece Kaede are the only ones in which he feels free, and on more than one occasion he expresses a growing desire for fatherhood, “I know I would be a good father.” He even attends meetings designed to help people find a partner for a sham marriage. In this regard, the film sheds light on a distinctly Japanese reality: agencies that arrange “friendship marriages” between gay men and lesbian women. It is a way of constructing an appearance that preserves, at least outwardly, the social framework of formal rules. Other films have touched on similar situations, whether through the rental of a relative for a family gathering or the staging of a marriage; recent examples that come to mind include Rental Family – Nelle vite degli altri by Hikari (Rentaru kazoku, 2025), as well as earlier works such as Family Romance, LLC by Werner Herzog (2019) and Noriko’s Dinner Table by Sono Sion (Noriko no shokutaku, 2005). 

Unfortunately, the dynamics governing the two “universes” in which Taiga moves do not seem to allow him to experience any genuine sense of belonging; on the contrary, in both he is confronted with violence and pettiness. Kawaguchi Takashi’s performance as Tiger presents a complex and courageous character who nevertheless remains elusive. The film won the Hylife Vision Award at the latest edition of the Busan International Film Festival.

 

Original title: Tiger; written and directed by: Anshul Chauhan; cinematographer: Vinod Vijayasankaran; editing: Anshul Chauhan; music and sound: Tyler Mcbeth and Mora Moth cast: Kawaguchi Takashi (Katagiri Taiga / Tiger), Nonami Maho (Minami), Shirahama Kenzō (Katagiri Shigeru), Endō Yūya (Kōji); production: Mina Moteki e Michael Carrier; premiere: 22nd September 2025; running time: 126’.

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