CURE (Kyua, KUROSAWA Kiyoshi, 1997)
Prima visione TV versione originale sottotitolata
“Insieme a Ring (Nakata Hideo, 1998), Audition (Miike Takashi, 1999) e Grudge (Shimizu Hiroshi, 2000), Cure è uno dei film che più hanno determinato il successo internazionale della prima stagione del J-Horror e contribuito ad affermare uno dei maggiori autori del cinema contemporaneo, giapponese e non. Horror metafisico, dai toni e dai colori tarkovskiani, retto da lunghi e inquietanti movimenti di macchina, che insieme allo spazio percorrono il tempo, Cure è un film che indaga l’inafferrabilità dell’animo umano e i recessi del suo inconscio. Il personaggio di Mamiya – le cui azioni sono comparate da Sakuma a quelle del “diavolo” – non fa che, ad ogni suo incontro, portare a galla quelle che sono le inquietudini più o meno nascoste del suo interlocutore, offrendogli, attraverso un omicidio, la possibilità di scaricare le proprie frustrazioni e liberarsi (illusoriamente) da esse. L’impiegato, per vergogna, uccide la prostituta; il poliziotto, per astio, spara al collega che non sopportava e con cui era quotidianamente costretto a condividere uno spazio di pochi metri quadrati; la dottoressa, che, forse proprio perché donna, non è riuscita a diventare un chirurgo come avrebbe voluto, taglia la gola a un paziente di sesso maschile (e, quasi a voler rendere più esplicito il senso del proprio gesto, lo fa in un bagno pubblico per uomini).”
Dario Tomasi
Titolo originale: キュア (Kyua); regia e sceneggiatura: Kurosawa Kiyoshi; fotografia: Kikumura Tokushō; scenografia: Tomoyuki Maruo, Suzaka Fumiaki; montaggio: Suzuki Kan; musica: Ashiya Gary; interpreti e personaggi: Yakusho Kōji (detective Takabe Ken’ichi), Hagiwara Masato (Mamiya Kunio), Ujiki Tsuyoshi (Sakuma Makoto), Nakagawa Anna (Fumie, la moglie di Takabe); produzione: Daiei; durata: 112’; prima uscita in Giappone: 27 dicembre 1997.
