HALBER MENSCH (Hanbun ningen Ainshuturutsunde Noibanten, ISHII Gakuryū, 1986)
Speciale Ishii Gakuryū
di Matteo Boscarol

Parte documentario, parte video musicale e parte performance video, questo singolare lavoro permette a Ishii di collaborare con il gruppo industriale noise tedesco Einstürzende Neubauten. Un accoppiamento artistico perfetto.
In un panorama industriale derelitto fatto di pezzi di metallo distorti e fabbriche abbandonate, gli Einstürzende Neubauten inscenano la loro musica fatta di sonorità e rumori prodotti dagli oggetti più disparati. Si inseriscono in questo flusso cacofonico le performance apocalittiche di un gruppo di danzatori butoh, il Byakko-sha.
Come succede spesso nell’opera di Ishii, l’inizio è folgorante: ben prima del titolo lo spettatore è introdotto in un paesaggio urbano post-industriale dove predominano rottami e pezzi di ferro contorti. Il rapido montaggio porta l’azione fino all’interno di una vecchia fabbrica apparentemente abbandonata, dove vediamo i membri del gruppo tedesco prepararsi per la performance, il battito sonoro che aveva accompagnato le immagini al di fuori della fabbrica ora lascia spazio ad una cacofonia di suoni e rumori a cui si aggiunge, come coronamento, il grido primordiale del cantante, Blixa Bargeld. Siamo tre anni prima dell’uscita di Tetsuo: The Iron Man (Tetsuo, 1989) di Tsukamoto Shin’ya, ma le atmosfere qui create da Ishii funzionano quasi da apripista per quello che Tsukamoto svilupperà con i suoi primi due lavori della trilogia dedicata all’uomo di metallo.
Halber Mensch è stato girato durante il tour del gruppo tedesco in Giappone nel 1985, nello specifico per le riprese è stata adoperata una fabbrica che di lì a poco sarebbe stata demolita. Parte del fascino del lavoro scaturisce dal fatto che non è propriamente né un documentario di un concerto (non ci sono spettatori, almeno nella prima parte), né tantomeno un videoclip, ma piuttosto un’opera ibrida che mescola performance, musiche e teatralità post-apocalittica targata butoh. Ciò che ne scaturisce è un’estetica, una visione del mondo a metà strada fra le tendenze punk e gli scenari post-industriali che Ishii aveva già affrontato con successo nei suoi lungometraggi e cortometraggi degli inizi degli anni Ottanta.
La presenza del gruppo butoh Byakko-sha è importante e fondamentale per ottenere le atmosfere volute da Ishii. Benchè il butoh sia fiorito a partire dalla fine degli anni Sessanta attraverso le due figure cardine di Ohno Kazuo e Hijikata Tatsumi, è proprio fra gli anni Settanta e Ottanta che il grado zero del corpo messo in scena da questi danzatori sperimentali ha trovato ampio spazio al cinema. Da Himiko (id., Shinoda Masahiro, 1974) a Ki or Breathing (id., Matsumoto Toshio, 1980) e Magino Village: a Tale (Sennen kizami no hidokei Magino mura monogatari, Ogawa Pro, 1986) a Halber Mensch.
Dal punto di vista della grammatica cinematografica, nella parti in cui la macchina da presa filma la performance musicale del gruppo tedesco, Ishii e il suo direttore di fotografia Itō Akihiro prediligono uno sguardo che è in continuo movimento, che scivola su persone e cose per così dire, raramente statico. Non è forse un caso che Itō abbia collaborato durante gli anni Ottanta con Sōmai Shinji, il cui cinema è spesso stato caratterizzato da vertiginosi e lenti movimenti della macchina da presa. Allo stesso tempo, tanto in linea con lo stile di Ishii, quanto per tradizione dei film concerto, almeno da Monterey Pop (D. A. Pennebaker, 1968) in poi, il montaggio è abbastanza rapido, anche se i punti di vista da cui la macchina da presa riprende il tutto sono molto più vari.
Nella sua parte finale lo sguardo si sposta su un concerto tenuto con spettatori dal gruppo, la resa della performance è quasi allucinatoria, con primissimi piani sul volto del frontman Blixa Bargeld, inframezzati con un ipercinetico montaggio a immagini di macchinari industriali in funzione. L’apice di questo delirio visivo si ha forse nelle scene che precedono i titoli di coda, quando vediamo gli Einstürzende Neubauten in performance urbane dove l’immagine in slow motion sembra tremare all’unisono con il rumore di fondo prodotto dalla band.
Il film rappresenta anche una sorta di chiusura per Ishii, che collabora qui per la seconda volta con la Directors Company dopo The Crazy Family (Gyakufunsha kazoku, 1984) e che non avrà per il resto del decennio altre possibilità di girare lungometraggi.
Titolo originale: 半分人間アインシュテュルツェンデ・ノイバウテン (Hanbun ningen Ainshuturutsunde Noibanten ); regia: Ishii Gakuryū; sceneggiatura: Ishii Gakuryū, Nakajima Gorō, Nagashima Fumiaki; fotografia: Itō Akihiro; musiche: Einstürzende Neubauten; montaggio: Suzuki Kan; interpreti: Blixa Bargeld, F.M. Einheit, Mark Chung, N.U. Unruh, Alexander Hacke, Ōsuga Isamu, Byakko-sha; durata: 58’; distribuzione: VHS; anno di produzione: 1985; uscita in Giappone: mercato home video nel 1986.

