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SONATINE CLASSICS

SONATINE

Il blog dedicato al cinema giapponese contemporaneo e classico

TOKYO MARIGOLD (Tōkyō Marigōrudo, ICHIKAWA Jun, 2001)

Speciale Kiki Kirin

di Fabio Canessa

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Un canovaccio da film romantico diventa per Ichikawa Jun la tela sulla quale dipingere un ritratto di confusione giovanile e solitudine urbana, con un tocco delicato che rifugge la cupezza. Nel cast principale anche Kiki Kirin come madre della protagonista, interpretata da Tanaka Rena. Una figura materna, dalla spiccata personalità, in qualche modo anticipatoria dei personaggi  che incarnerà con grande naturalezza negli anni seguenti, i più importanti della sua carriera.

La vita sentimentale della giovane Eriko è alquanto instabile. Ha appena rotto con il fidanzato, una storia durata pochi mesi così come quelle con i due precedenti ragazzi che ha avuto. Un giorno viene invitata a una festa di gruppo, una di quelle dove i partecipanti cercano l’anima gemella, e incontra Tamura che al termine della serata le lascia il suo numero di telefono. Pochi giorni dopo Eriko lo chiama per uscire insieme, ma durante l’appuntamento Tamura le rivela di avere già la ragazza, andata negli Stati Uniti per un anno di studio. Sembra finita lì, ma non molto tempo dopo i due si rivedono casualmente in un piccolo teatro e cominciano a frequentarsi, con Eriko che gli chiede di essere il suo compagno sino al ritorno in Giappone della fidanzata. Inizia così, con un patto, la loro storia con data di scadenza.

Il film è basato su un racconto di Hayashi Mariko dal titolo Ichinen no nochi (letteralmente “Un anno dopo” e il senso si può già capire dalla trama), inedito in Italia come gran parte della produzione della prolifica scrittrice attiva dagli anni Ottanta e molto popolare in Giappone. Come per altri suoi lungometraggi, i più noti e premiati, è quindi la letteratura contemporanea a ispirare Ichikawa che al tempo aveva già adattato il romanzo di Yoshimoto Banana Tsugumi (Tugumi, 1990) e successivamente porterà sullo schermo il racconto di Murakami Haruki Tony Takitani (2004), realizzando il suo capolavoro con un potente affresco sulla solitudine. Tema centrale anche in Tokyo Marigold seppur con una piega un po’ diversa. Meno dolente, più indirizzata verso la malinconia e a ben guardare con un’apertura anche alla speranza, nell’ottica di una crescita emotiva che riguarda la protagonista.

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A interpretarla è Tanaka Rena che con una prova misurata, il suo sguardo perso e annoiato,  riflette bene il senso di vuoto, inettitudine e confusione giovanile che il suo personaggio rappresenta. Una condizione esistenziale che l’isolamento urbano amplifica e alla quale si può reagire anche accettando compromessi squalificanti, come essere una scelta temporanea. Per un bisogno di connessione o a causa del condizionamento sociale, alla ricerca di una felicità che non è facile decifrare. Punto di riferimento, nella navigazione a vista della vita, gli affetti familiari. Fondamentale quindi il rapporto tra Eriko e la madre, interpretata da Kiki Kirin. Il suo personaggio ha delle caratteristiche simili a quelle che si vedranno in molti ruoli successivi della sua carriera, le parti che la faranno diventare la mamma anziana e nonna più amata del cinema giapponese. Ironica e saggia, è una figura di genitore la cui forte personalità fa quasi da contrappunto all’indecisione della figlia e che fa sentire la sua vicinanza con discrezione e piccoli gesti. 

Dalle poche ma incisive battute riservate al suo personaggio emerge una visione della vita vicina al concetto di wabi-sabi, fondato sulla serena accettazione della caducità e dell’imperfezione. Il tema dell’effimero pervade d’altronde il film basato su una storia a tempo simboleggiata chiaramente dal ciclo vitale delle calendule spiegato a un certo punto a Eriko dallo zio Kunio a cui presta il volto Terao Akira: si tratta di fiori annuali, come la durata della relazione destinata a morire tra Eriko e Tamura. Fiori dal colore tra il giallo e l’arancio, tonalità che con l’aggiunta di sfumature verso il  marrone dominano la fotografia di Tokyo Marigold restituendo un’atmosfera dal sapore autunnale, calda e malinconica, rarefatta e avvolgente allo stesso tempo. 

La regia di Ichikawa si preoccupa soprattutto di questa costruzione sensoriale, nella quale la città ha un ruolo non secondario: Tokyo, mostrata nella sua quotidianità, senza indugiare su scorci particolarmente affascinanti. Una fotografia della metropoli giapponese, vista anche attraverso una pubblicità sul baseball che assume per Eriko un significato importante, di nuova consapevolezza,  quando alla fine si rivede sullo schermo dopo aver partecipato svogliatamente alle riprese su invito di un vecchio compagno di scuola impegnato nella realizzazione dello spot. Un aspetto che tra l’altro rimanda agli inizi della carriera di Ichikawa, affermato regista di pubblicità prima del passaggio al cinema.


Titolo originale:  東京マリーゴールド (Tōkyō Marigōrudo); regia: Ichikawa Jun; soggetto: Hayashi Mariko; sceneggiatura: Ichikawa Jun; fotografia: Kobayashi Tatsuhiko; musica: Suo Yoshikazu; montaggio: Sanjō Tomō; interpreti e personaggi: Tanaka Rena (Sakai Eriko), Ozawa Yukiyoshi (Tamura), Kiki Kirin (Sakai Ritsuko), Saito Yoichiro (Miyashita), Terao Akira (Kunio); produzione: Omega Project; uscita in Giappone: 12 maggio 2001; durata: 97’.

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