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SONATINE CLASSICS

SONATINE

Il blog dedicato al cinema giapponese contemporaneo e classico

KIKI KIRIN NEI FILM DI KOREEDA HIROKAZU (2)

Speciale Kiki Kirin 

 

di Claudia Bertolé

 

 

Ancora qualche film, qualche altro personaggio, nel percorso condiviso da Kiki Kirin con Koreeda Hirokazu: l’attrice, l’abbiamo detto, è una presenza costante nelle famiglie rappresentate dal regista, madre o nonna attorno alla quale si sviluppano le relazioni, prendono corpo i ricordi che modellano i racconti di coloro che fanno parte di quel nucleo ristretto e intimo.

Nella prima parte di “Kiki Kirin nei film di Koreeda Hirokazu” (Sonatine, 14 febbraio 2026) avevamo fatto qualche breve considerazione sui primi film di Koreeda con l’attrice: Still Walking (Aruitemo Aruitemo, 2008), I Wish (Kiseki, 2011) e Father and Son (Soshite chichi ni naru, 2013). In questa seconda parte prenderemo in considerazione alcuni altri film che la vedono presente, e nei quali ci ha regalato interpretazioni piene di talento e sensibilità.

 

Tradizione e affetto: Little Sister (Umimachi Diary, 2015)

Le tre sorelle Koda, Sachi, Yoshino e Chika, vivono insieme in una grande casa a Kamakura. Al funerale del padre, che aveva lasciato la famiglia molti anni prima, incontrano Suzu, la figlia dell’uomo e di un’altra donna. Le propongono di trasferirsi a vivere con loro, la ragazzina accetta e iniziano così una convivenza che darà modo alle quattro giovani donne di rivedere i rapporti di famiglia, sia quelli in essere che quelli legati al passato. 

Le tre ragazze sono molto diverse tra loro: Sachi, la maggiore, è una donna seria e materna nei confronti delle sorelle più giovani; Yoshino è all’apparenza più disinvolta; Chika è la più giovane e alternativa. Formano però un gruppo compatto, essendo rimaste da sole quando prima il padre e poi la madre le avevano abbandonate. A loro si unisce a volte una zia anziana che non perde occasione per prodigarsi in consigli alle ragazze: in più di un’occasione infatti conferma il proprio punto di vista, e cioè che il matrimonio sia l’unica soluzione percorribile per una donna rispettabile. Il personaggio interpretato da Kiki Kirin combina la rigidità di una visione tradizionale con l’affetto profondo nei confronti dei membri di quella famiglia composta dalle giovani sorelle. 

Koreeda anche in quest’opera ribadisce il proprio interesse per le strutture familiari basate su affetti e legami, indipendenti dai modelli tradizionali. Le tre sorelle sono fin dall’inizio una famiglia, ricostituita in mancanza di entrambi i genitori. Con l’arrivo di Suzu e a seguito della decisione di accoglierla in famiglia, il gruppo si allarga e si modifica, la struttura si ricompone in una forma nuova. 

Nello scorrere della vita nei gesti quotidiani, così come nel confronto con il passato – i ricordi legati al cibo, la memoria collettiva composta dai ricordi del padre – Koreeda costruisce una storia tutta al femminile, fatta di riservatezza, ma anche di determinazione, di rispetto delle regole, e al tempo stesso di crescente consapevolezza delle proprie scelte. 

 

Più profondo del mare: Ritratto di famiglia con tempesta (Umi yori mo mada fukaku)

Mentre l’arrivo del tifone viene annunciato alla radio, una famiglia si riunisce in un danchi, un condominio popolare: una madre anziana e due figli adulti, Chinatsu e il fratello Ryōta, che arriva insieme al proprio figlio Shingo. La visita innesca il meccanismo dei ricordi, ancor più quando, verso sera, li raggiunge la moglie di Ryōta, la donna dalla quale si sta separando. È venuta a prendere Shingo, ma a quel punto arriva anche il tifone e i membri della famiglia riunita sono costretti a trascorrere la notte insieme nell’appartamento. 

La madre anziana interpretata da Kiki Kirin in questo film è, ad avviso di chi scrive, uno dei personaggi più struggenti resi dall’attrice nei film di Koreeda. È il personaggio che apre il film, per stessa ammissione del regista ispirato alla propria madre, e rimando a una figura molto simile, la madre anziana di Still Walking, anch’essa interpretata da Kiki Kirin. Hanno annunciato il tifone alla radio e la donna recupera una coperta che aveva steso sul balcone. Quando rientra chiacchiera con la figlia e così facendo si viene a creare quel tessuto di discorsi familiari, sulla vita, sui parenti, che è un’atmosfera tipica dei film di Koreeda. L’arrivo dell’altro figlio, Ryōta, innesca ulteriormente il meccanismo dei ricordi, dei sentimenti e nostalgie. Anche perché Ryōta è il figlio prediletto, che non aveva un buon rapporto con il padre defunto: è il classico figlio adulto che si sente inadeguato agli occhi dei genitori, che si muove nella vita carico di sensi di colpa sia nel rapporto consolidato con la madre, che in quello in bilico con la moglie e il figlio. 

La madre è con lui attenta e protettiva, ad ogni visita gli prepara ancora i suoi piatti preferiti, lo segue con sguardi pieni d’affetto, ma è allo stesso tempo di una dolcezza subdolamente invasiva. Nell’interpretazione di Kiki Kirin il personaggio acquista riflessi di profondità e anche di sottile ambiguità che lo rendono via via nella storia più complesso.

In una delle sequenze più toccanti del film madre e figlio stanno conversando in cucina. È notte. Lei è in piedi vicino alla finestra e scrutando verso il buio dell’esterno accenna al momento in cui non ci sarà più, un brevissimo accenno alla morte, che Ryōta coglie. Poi si sposta e si siede vicina a lui. In sottofondo alle sue parole si sente un verso di una canzone interpretata da Teresa Teng «Umi yori mo mada fukaku», «molto più profondo del mare». Il riferimento è ai sentimenti. Non è solo il titolo giapponese del film, è in un certo senso l’eco delle parole che la donna sta rivolgendo al figlio proprio in quell’istante, e anche il rimando ad un’altra canzone, Blue Light Yokohama, i cui versi segnavano uno dei momenti cardine del film. Anche in quel caso, come in Ritratto di famiglia con tempesta, erano in gioco la profondità dei sentimenti, il passare del tempo, l’importanza delle relazioni.  

 

Il sussurro del distacco: Un affare di famiglia (Manbiki kazoku, 2018)

Nobuyo e Osamu, lei addetta in una lavanderia, lui operaio edile, vivono, con difficoltà, in una casa minuscola insieme alla sorella di lei, alla nonna Hatsue, al piccolo Shota. Il gruppo fa fatica a sopravvivere e così padre e figlio compiono piccoli furti nei supermercati della zona. Una sera mentre rientrano a casa si imbattono in una bambina di cinque anni, lasciata da sola al freddo davanti ad un’abitazione e decidono di accoglierla. Un gesto sincero, che però avrà conseguenze sul delicato equilibrio della “comunità”. 

«Se sei tu a scegliere il legame è più forte».

Il film con il quale Koreeda si è aggiudicato la Palma d’Oro a Cannes nel 2018 è ancora un’indagine sull’essenza dei legami alla base delle relazioni familiari: in questo caso il pilastro che regge il nodo di rapporti è la volontà. La famiglia non si sceglie ma, come ribadisce Nobuyo alla nonna, la scelta rende il legame più forte. È un atto volontario, coraggioso, di affetto che, così come era già avvenuto in Father and Son e in Little Sister, crea nuove regole e favorisce la nascita di un nucleo familiare diverso da quello riconosciuto dalle istituzioni o fondato su legami di sangue. 

Kiki Kirin interpreta la nonna, una donna anziana a volte dolce e comprensiva – soprattutto nei confronti della nuova arrivata, la piccola Rei – altre brontolona al limite del fastidio. È un personaggio dai tratti non immediatamente decifrabili attraverso il quale l’attrice offre un’interpretazione indimenticabile, che lascia trasparire quel vago senso di mistero che contraddistingue la famiglia sui generis di cui fa parte. Allo stesso tempo è una donna per la quale il passato è rappresentato da ombre di conflitti – la visita a una coppia di conoscenti a un certo punto lo chiarisce – rimasti irrisolti. Il rapporto con Nobuyo sembra apparentemente quello consueto tra una madre e una figlia, ma in questa famiglia particolare nulla è ciò che appare. Proprio insieme a Nobuyo ha luogo uno dei momenti più intensi del film, durante il quale Koreeda affronta il tema della morte – già in altri film oggetto di riflessione – declinandolo come una crescente distanza che crea incomunicabilità. Durante una sequenza che racconta la giornata di una gita al mare di tutta la famiglia, Nobuyo e l’anziana, mentre gli altri sono sul bagnasciuga, discorrono sedute poco distanti, sulla spiaggia. In quel momento Hatsue risponde alla ragazza con frasi che non hanno senso nella conversazione. Il suo è poco più di un sussurro. Nobuyo se ne accorge, ma non sembra farci caso, e si alza per raggiungere gli altri. La nonna rimane seduta da sola, con un’espressione stranita, ma poi serena. Come se stesse pronunciando un ringraziamento che, lo si capirà di lì a poco, sarà definitivo. 

 

 

Little Sister Titolo originale: 海街diary, (Umimachi diary). Regia, sceneggiatura e montaggio: Koreeda Hirokazu; fotografia: Takimoto Mikiya; musica: Kanno Yōko; scenografia: Mitsumatsu Keiko; produttore: Matsuzaki Kaoru, Taguchi Hijiri; personaggi e interpreti: Ayase Haruka (Sachi), Nagasawa Masami (Yoshino), Kaho (Chika), Hirose Suzu (Suzu) Ōtake Shinobu, Kiki Kirin, Kase Ryō, Fubuki Jun, Lily Franky; distribuzione: Kaga Corporation; Giappone 2015; durata: 128’.

 

Ritratto di famiglia con tempesta – Titolo originale: 海よりもまだ深Umi yori mo mada fukaku). Soggetto, sceneggiatura, regia e montaggio: Koreeda Hirokazu; fotografia: Yamazaki Yutaka; interpreti e personaggi: Abe Hiroshi (Shinoda Ryōta), Kiki Kirin (Shinoda Yoshiko), Kobayashi Satomi (Nakashima Chinatsu), Maki Yōko (Shiraishi Kyōko), Yoshizawa Taiyō (Shiraishi Shingo); produzione: Fujiwara Tsugihiko, Ishihara Takashi, Kawashiro Kazumi; Giappone 2016; durata: 118’.

 

Un affare di famiglia – Titolo originale: 万引き家族 (Manbiki kazoku). Regia e sceneggiatura: Koreeda Hirokazu; fotografia: Kōndo Ryūto; montaggio: Koreeda Hirokazu; musica: Hosono Haruomi; interpreti e personaggi: Andō Sakura (Shibata Nobuyo), Lily Franky (Shibata Osamu), Matsuoka Mayu (Shibata Aki), Kairi Jyō (Shibata Shōta), Sasaki Miyu (Rin), Kiki Kirin (Shibata Hatsue), Kōra Kengo, Ikematsu Sōsuke, Moriguchi Yoko, Katayama Moemi, Yamada Yūki; produzione: AOI Promotion, Fuji Television Network, GAGA; Giappone  2018; durata: 121’.
 

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