BAKA’S IDENTITY (Orokamono no mibun, Nagata Koto, 2025)
Asian Film Festival 2026
di Davide Morello

Candidato come miglior film al festival di Busan, Baka’s Identity di Nagata Koto, tratto dal racconto di Nishio Jun, vede protagonisti due giovani, Takuya e Mamoru, che si destreggiano nel giro della criminalità nella città di Tokyo. Si occupano di compravendita di identità e, con l’aiuto di una complice, adescano uomini, generalmente soli, che vogliono rifarsi una vita o scomparire. Sono coinvolti in un giro criminale in cui sanno farsi strada, ma dal quale, in effetti, vorrebbero fuggire anche loro, per cui, paradossalmente, Takuya deve ricorrere egli stesso alla vendita della propria identità, rimanendo vittima di un sistema vendicativo a cui nulla sfugge.
Un thriller coinvolgente, d’azione, suspense, imprevisti, cambi di direzione e anche di toni: dal quello più leggero delle serate immersi nella movida della metropoli, al tragico di alcuni snodi narrativi. Baka’s Identity non è solo un film di genere che non esclude una certa crudeltà, il sangue e i combattimenti corpo a corpo, ma sottende riflessioni stratificate. Il tema dell’identità implica considerazioni psicologiche e morali, se non filosofiche, che hanno del pirandelliano. Un acquirente la cui moglie ha violentato e ucciso il figlio di un anno, chiede se con una nuova identità, cambi il proprio vissuto. E la conversazione con quest’uomo, il quale vorrebbe riacquisire la propria identità, segna un punto di svolta, quando il protagonista gli risponde che non si può tornare indietro. Lo stesso Takuya, si diceva, rinuncerà alla propria identità, pur avendo avvertito l’amico Mamoru di non commettere un tale errore.
A rendere ancora più avvincente una tale vicenda, è l’intreccio dal finale aperto che evoca il legame di amicizia fra i due protagonisti separati. Riprendendo e infittendo una struttura narrativa come quella di Rapina a Mano Armata (The Killing, 1956) di Stanley Kubrick, il film si articola in flashback che ricostruisccono i diversi punti di vista relativi ai rispettivi personaggi coinvolti in quello che è il centrale nodo narrativo, un crimine di cui, in questo caso, lo stesso protagonista è la vittima. Ciò conferisce al film una struttura episodica e ripetitiva, che procede per salti temporali in cui le differenti prospettive si intrecciano.
Titolo originale 愚か者の身分 (Orokamono no mibun); sceneggiatura: Nishio Jun, Mukai Kōsuke, Mishima Tatsuro; regia: Nagata Koto; fotografia: Ezaki Tomoo; interpreti: Yamashita Mizuki, Yamoto Yûma, Kazuya Tanabe; musica: Dewa Yoshiaki; produzione: The Seven; uscita nelle sale: Giappone 24 ottobre 2025 ; durata: 130’.

