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La sezione SONATINE CLASSICS è dedicata ai grandi maestri del cinema giapponese: KINUGASA Teinosuke, MIZOGUCHI Kenji, OZU Yasujirō, KUROSAWA Akira, ICHIKAWA Kon, NARUSE Mikio, YAMANAKA Sadao, IMAMURA Shōhei, KINOSHITA Keisuke.

SONATINE è un punto di riferimento per tutti gli appassionati di cinema giapponese, classico e contemporaneo.
"Grandi" autori ma anche "minori", film poco conosciuti, generi e tendenze di cui, almeno qui in Italia,
si sa ancora troppo poco. Recensioni, news, approfondimenti, speciali.

SONATINE

Il blog dedicato al cinema giapponese contemporaneo e classico.

ARUKU (id., KATAOKA Shiho, 2025)

Nippon Connection 2026

di Fabio Canessa

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Il pellegrinaggio degli 88 templi nello Shikoku raccontato attraverso le storie di quattro viandanti che affrontano il percorso con approcci differenti. Uno sguardo intimo sull’atto del camminare e i molteplici significati che assume dal punto di vista filosofico, terapeutico, spirituale e culturale.

Durante il suo viaggio di cinquanta giorni attraverso lo Shikoku, Kataoka Shiho documenta gli incontri casuali con altri pellegrini che intraprendono lo stesso cammino. La regista si concentra in particolare su Nagai Hiroe, farmacista trentenne in burnout lavorativo, Takahoka Shōji, un ragazzo che è stato da poco licenziato, Li Kai, un giovane cinese mosso da spirito buddista, e Miyama Mukoh, un pensionato che compie il pellegrinaggio di continuo.

La prima cosa che viene in mente quando si pensa allo Shikoku, la più piccola e meno popolata delle quattro principali isole dell’arcipelago giapponese, è proprio il pellegrinaggio degli 88 templi: un percorso circolare di circa 1.200 chilometri che segue i sentieri battuti all’inizio del IX secolo dal monaco Kūkai, noto anche come Kōbō Daishi, che introdusse il Buddismo Shingon in Giappone dopo aver passato un periodo di apprendimento in Cina. Secondo la tradizione, la sua anima sta al fianco di ogni pellegrino, proteggendolo lungo il cammino, e questa connessione spirituale è restituita soprattutto dal focus su Li Kai che sembra incarnare il segreto dell’illuminazione con il suo amore per la natura, urlato ai boschi, e per tutti gli esseri viventi, dimostrato per esempio aiutando una farfalla in difficoltà. Non a caso il giovane cinese trova il suo approdo finale sul Monte Kōya, dove Kūkai fondò la sua scuola, diventando monaco Shingon.

Lo rivelano le immagini finali del documentario, girate anni dopo le riprese del pellegrinaggio che viene descritto, dove si racconta come i protagonisti hanno continuato la loro vita finita  l’esperienza del cammino. Ritroviamo così Nagai Hiroe nel suo ruolo di farmacista che aveva abbandonato per superare lo stress da lavoro e riflettere nel cammino sul proprio futuro a livello privato oltre che su quello professionale. Il pellegrinaggio come dimensione ideale per ascoltare se stessi o, come nel caso di Takahoka Shōji, esperienza dal sapore lenitivo per curare l’anima ferita da una grossa delusione e da uno stato di depressione. C’è poi la storia, del tutto particolare, dell’anziano Miyama Mukoh che si gode la pensione compiendo il pellegrinaggio ininterrottamente e raccogliendo rifiuti, lattine e bottigliette di plastica, lungo il percorso.

I quattro protagonisti del documentario non si incontrano tra loro, ma incrociano altri pellegrini e durante le soste per la notte il dialogo fa capire come il pellegrinaggio non sia da intendere esclusivamente come un viaggio solitario. La condivisione e la solidarietà trasformano il cammino in un’esperienza anche di profonda connessione umana. A volte è la stessa Kataoka, con la sua voce che arriva da dietro alla camera, a intervenire e sollecitare i viandanti a confidarsi. Per il resto l’approccio della regista è discreto, sobrio. Anche nei confronti degli spettatori che non cerca di incantare con immagini tese a esaltare la bellezza dei luoghi e della natura. Non mancano certo inquadrature di splendidi panorami, tra imponenti scogliere e foreste millenarie, ma siamo ben lontani dall’effetto cartolina. All’autrice interessa soprattutto portare chi guarda, idealmente e con autenticità, al fianco dei pellegrini. E chissà che il suo film non ispiri qualche spettatore a farlo davvero il pellegrinaggio, a mettersi in cammino sulle orme di Kūkai.


Titolo originaleあるく(Aruku); regia: Kataoka Shiho; montaggio: Kataoka Shiho; produzione: Kataoka Shiho; assistenti alla produzione: Yano Tatsuya, Hiromoto Nagisa; musica: Takahashi H., Takahashi Masahiro; prima uscita: Camera Japan Festival 2025; durata: 105’.

 

English review 

The Shikoku 88 Temple Pilgrimage is told through the stories of four pilgrims who undertake the route with different motivations and approaches. An intimate look at the act of walking and the many meanings it can assume from philosophical, therapeutic, spiritual, and cultural perspectives.

During her fifty-day journey across Shikoku, director Kataoka Shiho documents her random encounters with fellow pilgrims following the same path. She focuses in particular on Nagai Hiroe, a thirty-year-old pharmacist suffering from work-related burnout; Takahoka Shōji, a young man who has recently lost his job; Li Kai, a young Chinese traveler motivated by Buddhist faith; and Miyama Mukoh, a retired man who repeatedly embarks on the pilgrimage.

The first thing that comes to mind when thinking of Shikoku, the smallest and least populated of Japan’s four main islands, is precisely the 88 Temple Pilgrimage: a circular route of approximately 1,200 kilometers that follows the paths traveled in the early ninth century by the monk Kūkai, also known as Kōbō Daishi, who introduced Shingon Buddhism to Japan after spending a period of study in China. According to tradition, his spirit accompanies every pilgrim, protecting them along the way. This spiritual connection emerges most clearly through the focus on Li Kai, who seems to embody the secret of enlightenment through his love of nature, expressed in his cries to the forests, and his compassion for all living beings, as demonstrated, for example, when he helps a struggling butterfly. It is no coincidence that the young Chinese man ultimately arrives at Mount Kōya, where Kūkai founded his school, and becomes a Shingon monk.

This is revealed in the documentary’s final scenes, filmed years after the pilgrimage itself, which describe how the protagonists’ lives continued after their pilgrimage. We find Nagai Hiroe once again working as a pharmacist, a profession she had temporarily left behind in order to overcome work-related stress and reflect on her private and professional future while walking. The pilgrimage emerges as an ideal setting for self-reflection or, in Takahoka Shōji’s case, as a healing experience capable of soothing a wounded spirit burdened by disappointment and depression. Then there is the unique story of the elderly Miyama Mukoh, who enjoys retirement by walking the pilgrimage route again and again while collecting litter, cans, and plastic bottles along the path.

Although the documentary’s four protagonists never meet one another, they do encounter other pilgrims, and conversations during overnight stops reveal that the pilgrimage should not be understood solely as a solitary journey. Sharing and mutual support transform the walk into an experience of profound human connection. At times, Kataoka herself, speaking from behind the camera, intervenes and encourages the travellers to open up. Otherwise, the director’s approach remains restrained and understated. She does not attempt to captivate viewers with images designed merely to showcase the beauty of the landscapes and nature. There are certainly shots of magnificent scenery, from dramatic cliffs to ancient forests, but the film is far removed from a postcard-like aesthetic. Above all, the filmmaker is interested in accompanying viewers on the pilgrimage, allowing them to travel alongside the pilgrims in an authentic way. And perhaps her film may even inspire some spectators to embark on the same journey, and follow in Kūkai’s footsteps.


Original titleあるく(Aruku); director: Kataoka Shiho; editor: Kataoka Shiho; producer: Kataoka Shiho; production assistants: Yano Tatsuya, Hiromoto Nagisa; music: Takahashi H., Takahashi Masahiro; world premiere: Camera Japan Festival 2025; running time: 105’.

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