KANEKO FUMIKO (Kaneko Fumiko: nani ga watashi wo ko sasetaka, HAMANO Sachi, 2026)
Nippon Connection 2026
di Claudia Bertolé

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Hamano Sachi dà voce ai pensieri e alle memorie dell’anarchica nichilista Kaneko Fumiko celebrandone i cento anni dalla morte, sottraendola a una narrazione storica che la relegava al ruolo di semplice compagna del rivoluzionario Pak Yeol per farne la protagonista indiscussa di una vicenda politica al femminile. Il film ha vinto il Premio Nippon Storytelling per la miglior sceneggiatura originale all’edizione da poco conclusasi del festival di Francoforte Nippon Connection.
Nel Giappone ferito dal grande terremoto del Kantō del 1923, e a seguito dell’odio razziale nei confronti dei coreani ritenuti colpevoli di voler trarre vantaggio dal disastro, Kaneko Fumiko e il suo compagno Pak Yeol vengono arrestati e condannati con l’accusa di aver tramato per assassinare l’Imperatore. La condanna verrà in seguito trasformata in carcere a vita.
Hamano Sachi è una regista molto prolifica, con all’attivo più di trecento film, la maggior parte nell’ambito della produzione pinku eiga (cinema giapponese di genere erotico). Nelle opere non pink la sua attenzione si focalizza spesso su tematiche che riguardano l’universo femminile – come nel precedente Lily Festival (Yurisai, 2001), un film che raccontava una storia di attrazione sessuale in un gruppo di donne anziane –: Kaneko Fumiko lo coniuga con l’aspetto politico, ponendo al centro della vicenda una donna sola che combatte con l’unica arma della propria visione nichilista contro un sistema potente e irriducibile. Hamano non la rende una vittima, né un’eroina morale, ma una donna appassionata, determinata nelle proprie posizioni e coinvolgente nei confronti delle persone che la circondano.
La storia raccontata dal film affonda le radici nella giovinezza di Kaneko Fumiko quando, ancora bambina, subisce le angherie di un parente anziana che vive in Corea e presso la quale si è dovuta trasferire a seguito della separazione dei genitori e del tracollo economico della famiglia. Proprio la sequenza di apertura ce la presenta come una ragazza che corre, celebrando il movimento, verso la libertà, verso la morte intesa come liberazione, verso un futuro di cambiamento. Se il carcere bloccherà il movimento del corpo, i pensieri della protagonista continueranno a fluire nel film di Hamano Sachi, prendendo forma nei ricordi, o imbastendo relazioni per esempio con le donne che fungono da guardie carcerarie e con le quali man mano che il tempo passa tra le mura della prigione si abbozza una sorta di sorellanza.
Lo stile predilige una messinscena quasi teatrale fatta di spazi circoscritti, spesso dominati dall’oscurità ma nei quali lame di luce pongono in evidenza la protagonista, il suo corpo costretto, la sua espressione dura. E, nonostante sia un film che si svolge per gran parte del tempo tra le mura di una prigione, la regista evita scene di violenza non necessarie, affidandosi alla convincente interpretazione di Nahana. L’aderenza alla vicenda reale è ben presente, come nella posa che i due personaggi assumono per la fotografia che li ritrae insieme, lei seduta sulle gambe di lui, così come in uno dei rari scatti che ritraggono i due protagonisti reali.
La storia della giovane donna si riassume nel film di Hamano in un contrasto grida/silenzio: l’urlo potente verso i giudici, e verso la comunità umana tutta rea di non uscire dal proprio ottuso conformismo, nel momento di lettura della sentenza che la condanna a morte, e il silenzio del corpo che dondola nel vuoto, dopo lo slancio volontario del suicidio.
Titolo originale: 金子文子 何が私をこうさせたか (Kaneko Fumiko: nani ga watashi wo ko sasetaka); sceneggiatura: Yamazaki Kuninori; regia: Hamano Sachi; fotografia: Takama Kenji; interpreti: Nahana (Kaneko Fumiko), Kobayashi Katsuya (Pak Yeol), Miura Masaki, Doguchi Yoriko, Shirakawa Kazuko; distribuzione: Tantansha; uscita in Giappone: 28 febbraio 2026; durata: 121’
English review (translated)
Hamano Sachi gives voice to the thoughts and memories of the nihilist anarchist Kaneko Fumiko, commemorating the centenary of her death while rescuing her from a historical narrative that had long relegated her to the role of revolutionary Pak Yeol’s companion and instead placing her firmly at the center of a distinctly female political story. The film received the Nippon Storytelling Award for Best Original Screenplay at the most recent edition of the Nippon Connection Festival in Frankfurt.
In a Japan devastated by the Great Kantō Earthquake of 1923 and engulfed by racial hatred against Koreans, who were falsely accused of exploiting the disaster for their own benefit, Kaneko Fumiko and her partner Pak Yeol are arrested and convicted of plotting to assassinate the Emperor. Their death sentences are later commuted to life imprisonment.
A remarkably prolific filmmaker, Hamano Sachi has directed more than three hundred films, most of them within the pinku eiga tradition of Japanese erotic cinema. In her non-pink works, however, her attention frequently turns to themes concerning women’s lives – as in Lily Festival (Yurisai, 2001), which explored sexual attraction among a group of elderly women. With Kaneko Fumiko, she puts together these concerns with politics, placing at the heart of the narrative a solitary woman who confronts an overwhelming and uncompromising system armed only with her nihilistic worldview. Hamano presents her neither as a victim nor as a moral heroine, but as a passionate woman, strong in her convictions and capable of profoundly affecting those around her.
The film traces its roots back to Kaneko Fumiko’s childhood, when she endured abuse by an elderly relative living in Korea, with whom she was forced to live after her parents’ separation and her family’s financial collapse. The opening sequence introduces her as a young girl running – a celebration of movement toward freedom, toward death as liberation, toward a future of change. Although prison will ultimately confine her body, Hamano Sachi allows her thoughts to continue flowing throughout the film, taking shape through memories and through the relationships she gradually builds with the female prison guards, with whom an unexpected sense of sisterhood slowly emerges over the time behind bars.
Hamano’s visual style favors an almost theatrical mise-en-scène composed of enclosed spaces, often dominated by darkness yet pierced by shafts of light that isolate the protagonist, emphasizing her imprisoned body and resolute expression. Despite unfolding largely within the walls of a prison, the film deliberately avoids gratuitous violence, relying instead on Nahana’s compelling performance. The film’s fidelity to historical events is evident in details such as the pose adopted by Kaneko and Pak Yeol for the photograph depicting them together – she seated on his lap – which faithfully recreates one of the few surviving images of the real-life couple.
In Hamano’s film, the story of the young woman crystallizes in the end into a powerful opposition between scream and silence: the forceful cry directed at the judges – and at humanity itself, condemned for its stubborn conformity – as her death sentence is read aloud, and the silence of her body suspended in emptiness after her voluntary leap into death.
Original title: 金子文子 何が私をこうさせたか (Kaneko Fumiko: nani ga watashi wo ko sasetaka); screenplay: Yamazaki Kuninori; director: Hamano Sachi; cinematographer: Takama Kenji; cast: Nahana (Kaneko Fumiko), Kobayashi Katsuya (Pak Yeol), Miura Masaki, Doguchi Yoriko, Shirakawa Kazuko; distribution: Tantansha; first release in Japan: 28 febbraio 2026; running time: 121’.

